venerdì 12 dicembre 2014

"Anna. Storia di un palindromo" di Francesco D'Isa

"I topi non avevano nipoti" è un palindromo, è una frase che sin da quando ero ragazza ho spesso ripetuto nella mia testa. I palindromi mi hanno sempre affascinato ed ho sempre pensato che se avessi avuto una figlia l'avrei chiamata AnnA. Così quando ho visto che Francesco D'Isa, che conoscevo per la sua attività artistica e per le sue Recensioni brevissime di libri difficili, stava per pubblicare un romanzo dal titolo "Anna. Storia di un palindromo" ne ho atteso l'uscita e appena arrivato in libreria l'ho preso.

D'Isa racconta l'incontro di due storie, quella di Ezio e quella di Anna, e lo fa entrando nell'intimità dei loro sentimenti, del loro presente e del loro passato; narrando le individualità e le rispettive solitudini; descrivendo i flussi pensierosi e le profondità interiori dei due protagonisti.
La bellezza di questo libro sta nel come Francesco D'Isa riesce a definire i contorni e i confini delle due entità e allo stesso tempo a tenere sempre attivo il collegamento, mentale e reale, che esiste tra i due anche quando sono distanti.
Sia Ezio che Anna rimangono inalterati, sia in solitudine sia insieme, proprio come un palindromo, sempre uguale a se stesso; sono in tutto e per tutto quello che Anna nel romanzo definisce Zweisamkeit: "...è una parola tedesca in traducibile. Einsamkeit vuol dire solitudine. [...] Considerando che Eins vuol dire uno, e Zwei due, Zweisamkeit vuol dire all'incirca solitudine in due. Duitudine".
Ezio e Anna sono portatori di traumi, di turbamenti e di dolore, alle volte condivisi, altre volte volte no. Anna, prima di incontrare Ezio, ha deciso di lasciare il suo passato rinunciando a tutto: "I suoi spettri però erano ben diversi da quelli comunemente intesi; erano presenze silenziose, che legavano i propri bisbigli alle cose senza spiegare nulla. Si accorse che il passato le era caduto di dosso come una foglia d'autunno. Se le avessero chiesto com'era non avrebbe saputo rispondere".
Spesso i due protagonisti si ritrovano in solitudine e a questi momenti viene data molta importanza, attraverso anche la descrizione degli spazi e dei luoghi che diventano speculari dell'interiorità dei protagonisti. Bellissima la frase pensata da Anna quando entra nel suo nuovo appartamento che sente la solitudine 
"non come una mancanza, ma come una condizione". Solitudine non come una condizione negativa, al contrario la solitudine come necessità, solitudine come libertà. 
Francesco D'Isa, attraverso la velocità e la disinvoltura della sua scrittura, ci offre una modalità diversa di raccontare e vivere un incontro: "Le rette parallele [...] sono due linee che non si parlano, ma sentono scorrere i reciproci pensieri".


"Anna. Storia di un palindromo" di Francesco D'Isa è edito da effequ

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